Quelle: MEDU
ESODI / EXODI
Rotte migratorie dai paesi sub-sahariani verso l’Europa
La mappa web raccontata dai migranti
Quelle: MEDU
ESODI / EXODI
La mappa web raccontata dai migranti
Quelle: IOM
Italy – IOM reports that 294,450 migrants and refugees entered Europe by sea in 2016 through 12 September, arriving mostly in Greece and Italy, where 126,931 migrants or refugees have arrived during 2016.
Italy’s 2016 total is slightly higher than the 122,113 recorded through 12 September 2015. As for the region as a whole, through 2015’s first eight months (1 January–31 August) a total of 354,618 arrivals were recorded crossing the Mediterranean, or some 60,000 more than 2016’s total thus far.
While arrivals to Italy in 2016 largely have tracked 2015’s monthly arrival patterns, those to Greece have diverged sharply – with many fewer migrants and refugees coming from Turkey this year compared with last year.
Quelle: Il Fatto Quotidiano
Gli immigrati che riescono a entrare in Svizzera vengono fermati dalla polizia elvetica, radunati a Chiasso e riportati al confine. „Da lì – spiega Celeste Grosso, attivista dell’Arci – vengono trasferiti al sud , prevalentemente all’hotspot di Taranto, anche se non possiamo escludere operazioni di rimpatrio verso Paesi governati da dittature“. Oppure „dopo pochi giorni tornano alla stazione di Como San Giovanni“
di Pietro Barabino
A Como la scena si ripete almeno due volte alla settimana da inizio agosto. I migranti che riescono a oltrepassare la frontiera tra l’Italia e la Svizzera vengono fermati e respinti dalla polizia elvetica, radunati alla stazione di Chiasso e riportati al confine, dove le forze dell’ordine li trattengono fino al raggiungimento del numero necessario a riempire due pullman. Secondo Celeste Grosso, attivista dell’Arci di Como e consigliera comunale di Paco-Sel, “si tratta di trasferimenti collettivi e indiscriminati, ai migranti non viene riferito dove verranno portati, salgono sulle corriere con i vetri oscurati della Raspinini, ditta che ha vinto l’appalto indetto dalla Prefettura di Como, e vengono trasferiti al sud Italia, prevalentemente all’hotspot di Taranto, anche se non possiamo escludere future operazioni di rimpatrio diretto anche verso paesi governati da dittature come avvenuto recentemente a Ventimiglia. Queste operazioni hanno un costo di circa 5mila euro a tratta per ogni pullman: 80 mila euro solo nel mese di agosto. Tuttavia, denunciano gli attivisti, “questi trasferimenti oltre che disumani e costosi, sono totalmente inutili. Dopo pochi giorni i migranti tornano alla stazione ferroviaria di Como San Giovanni”.
Quelle: La Repubblica
La manifestazione partita a Chiasso degli attivisti che hanno protestato per la chiusura della frontiera con la Svizzera, con lancio di petardi e fumogeni contro la polizia. In stazione centinaia di migranti aspettando di passare il confine
di DAVIDE CANTONI
Manette per tre italiani che ieri hanno partecipato al corteo organizzato dai No Borders (non autorizzato, secondo le autorità) a Chiasso e alla dogana di Como per protestare contro la chiusura della frontiera. Centinaia di migranti da inizio luglio vivono nel parco della stazione San Giovanni di Como in attesa di passare il confine italo-elvetico, così ieri è stata organizzata l’ennesima manifestazione in città, la seconda voluta dai gruppi antagonisti sempre nella zona di frontiera.
Quelle: La Repubblica
L’inchiesta de l’Espresso denuncia la vergogna del centro di accoglienza
di EUGENIO SCALFARI
SUL NOSTRO Espresso uscito domenica scorsa, insieme a molti articoli, reportage e inchieste ce n’è una che fa rabbrividire. L’autore è il nostro collega Fabrizio Gatti, il titolo dice „Sette giorni all’Inferno“ e l’inchiesta si svolge in un centro di accoglienza per immigrati. Le poche parole di presentazione dicono tutto: sono entrato clandestino nel Cara di Foggia, dove mille esseri umani sono trattati come bestie e per ciascuno di loro le coop percepiscono 22 euro al giorno.
Quelle: La Repubblica
Oggi alle Camere la ministra presenta il piano del governo: „Manderemo anche 100 medici per curare i militari libici, combattono l’Isis anche per noi“
di VINCENZO NIGRO
Curare i militari libici che combattono l’Isis a Sirte „è un obbligo morale, come è nostro dovere rispondere alla richiesta di aiuto del governo libico „. La ministra della Difesa Roberta Pinotti oggi presenta alle Camere i piani del governo per schierare in Libia 100 medici e infermieri militari protetti da 200 paracadutisti della Folgore.
Quelle: Il Manifesto
Festivaletteratura 2016. Le storie dei profughi africani che vivono nella capitale tedesca fanno da filo conduttore a «Voci del verbo andare», ultimo libro della scrittrice Jenny Erpenbeck
Alessandra Pigliaru
C’è un ponte immaginario che collega Lampedusa alla Germania; porta il nome di Oranien ed è una piazza che si trova a Berlino nel quartiere di Kreuzberg.
Jenny Erpenbeck, scrittrice tedesca tra le più acclamate nel suo paese che ha all’attivo romanzi di grande pregio oltre che premi prestigiosi, è ospite al Festivaletteratura di Mantova che si conclude oggi; proprio nel 2013 ha conosciuto un gruppo di tredici persone, tra uomini e donne perlopiù africani che in centinaia sono riusciti ad arrivare a Berlino dopo essere sbarcati a Lampedusa.
Il suo ultimo lavoro appena pubblicato per Sellerio si intitola Voci del verbo andare (traduzione di Ada Vigliani, pp. 349, euro 15) e prende spunto dalla sua esperienza diretta con alcuni migranti incontrati a Berlino…
Quelle: tagesschau.de
Im Mittelmeer sind erneut 2300 Flüchtlinge auf dem Mittelmeer gerettet worden. Das teilte die italienische Küstenwache mit. An der Aktion waren mehrere Schiffe beteiligt. In diesem Jahr sind bislang mehr als 105.000 mit dem Boot von Libyen nach Italien gekommen.
Im Mittelmeer sind am Samstag laut Angaben der italienischen Küstenwache 2300 Boots-Flüchtlinge von Rettungskräften in Sicherheit gebracht worden. Die Menschen seien von insgesamt 17 Schlauchbooten und einem Fischerboot aufgenommen worden, teilte die Küstenwache mit.
Quelle: Il Manifesto
Ripartire dal Mediterraneo per costruire il futuro dell’Europa, come auspicato ieri nel vertice Euro-Med, significa prima di tutto provare a cambiare alcune regole e comportamenti che finora hanno condizionato l’Ue. Regole e comportamenti giudicate troppo rigide dai capi di stato e di governo che si sono incontrati ad Atene. Un giudizio che vale per i temi economici, ma anche per l’immigrazione.
Su quest’ultimo punto Alexis Tsipras ieri è stato chiaro e ha ripetuto quanto va sostenendo da tempo. Di fronte alla crisi dei migranti «la Grecia ha fatto la sua parte, il resto dell’Europa no». Un’accusa che il premier greco ha rivolto a tutti quei Paesi che, mossi solo da egoismi nazionali, finora hanno ostacolato il ricollocamento dei profughi da Grecia e Italia e condivisa da Matteo Renzi che, come Tsipras, ha rivendicato di aver fatto i compiti assegnati a suo tempo da Bruxelles (a partire dalla creazione degli hotspot e dall’identificazione dei migranti sbarcati sulle coste italiane) senza però aver ricevuto il promesso trasferimento dei profughi.
Quelle: NZZ
Im zentralen Mittelmeer ertrinken so viele Migranten wie im letzten Jahr. Die Flüchtlingsroute aus Libyen muss unterbrochen werden – notfalls mit Gewalt.
Erfolg und Misserfolg in der europäischen Flüchtlingspolitik sind oft zwei Seiten derselben Medaille. Noch 2014 und Anfang 2015 hatten die Berichte über gesunkene Flüchtlingsschiffe und ertrunkene Migranten vor Süditalien die Schlagzeilen der europäischen Medien beherrscht – bis im Frühsommer die neu eröffnete Flüchtlingsroute über die Ägäis und den Balkan die ganze Aufmerksamkeit auf sich zog. Heute ist die Balkanroute geschlossen, und von den in Italien aus Nordafrika ankommenden Migranten ist nur noch selten die Rede. Die Rettungsaktion Triton der europäischen Grenzbehörde Frontex mit Schiffen, Flugzeugen, Helikoptern und mehr als 400 Helfern operiert erfolgreich im zentralen Mittelmeer. Allein an einzelnen Spitzentagen im August wurden bis zu 6500 Menschen aus seeuntüchtigen Booten gerettet. Ein grosser Erfolg? Nicht unbedingt.