„Con un cellulare captiamo gli sos in mare“
di RAFFAELLA COSENTINO
CATANIA – C’è da scommettere che molte bambine nate da rifugiati siriani in Europa si chiameranno Nawal o Agata. In quei nomi porteranno scritta la storia del passaggio dall’Italia delle loro madri, a volte già incinta quando furono salvate dalla morte in mare.
Nawal Soufi e Agata Ronsivalle sono due siciliane che da un anno e mezzo dedicano ogni giorno della loro vita ad aiutare i siriani di passaggio sull’isola. Da sole, in modo volontario, senza far parte di alcuna associazione. „Chiamerò mia figlia con il tuo nome“, hanno promesso loro in tanti passati da Catania, come segno di riconoscenza. Il motivo di tanta gratitudine è che ormai a migliaia, famiglie, giovani e bambini devono la loro vita a Nawal, che vive a Motta Sant’Anastasia e parla l’arabo. Che raccoglie gli Sos dai barconi e attiva i soccorsi, facilita le comunicazioni fra la gente in mare e la sala operativa della Guardia Costiera a Roma, che ancora non ha un interprete arabo.