17. Oktober 2017 · Kommentare deaktiviert für Die andere Schweiz: Marsch der Solidarität mit Migrant*innen · Kategorien: Schweiz · Tags:

Weltliche und christliche Verbände, Gewerkschaften, Bürgerrechtsbewegungen, Studenten und Rentner demonstrieren gegen die Abschottung der Schweiz. Sie haben sich am Sonntag Vormittag in Bellinzona versammelt und wollen in fünfzig Etappen das Land durchqueren, um ihre Solidarität mit den Migrant*innen zu manifestieren. „Schluss mit der dumpfen Bürokratie und den Abschiebungen, wir wollen mehr Solidarität.“

La marcia delle associazioni svizzere è partita da Bellinzona

La Stampa | 16.10.2017

L’altra Svizzera, al via la grande marcia pro-migranti

Associazioni laiche e cristiane, sindacati, movimenti per i diritti civili, studenti e pensionati manifestano in 50 tappe (mille chilometri a piedi) contro la chiusura della Confederazione a rifugiati e frontalieri, tra denunce e droni alle frontiere. «Basta con la sorda burocrazia e i respingimenti indiscriminati, vogliamo più solidarietà»

Michele Sasso

Anche la Svizzera ha la sua marcia Perugia-Assisi. Una lunga marcia che farà il giro dell’intera Confedazione è partita domenica mattina dalla cittadina di Bellinzona, cuore del Canton Ticino: associazioni laiche e cristiane, sindacati, movimenti per i diritti civili, studenti e pensionati si sono ritrovati per una manifestazione “Welcome refugees” in salsa elvetica, per aprire la porta a migranti e rifugiati, e dire basta alle politiche anti-frontalieri.

In cammino per 50 giorni, mille chilometri di sentieri e strade percorse rigorosamente a piedi: dal confine sud con la Lombardia fino a lambire la Germania, dai passi di montagna al lago di Neuchatel. Ogni tappa un incontro. Per provare a raccontare che c’è un’altra Svizzera, altrettanto ricca ma meno egoista, inclusiva e non esclusiva.

«È una prima volta per far passare il concetto che la barca non è piena», spiega Lisa Bosia, parlamentare socialista a Lugano e anima dell’organizzazione: «Vogliamo toccare centri di identificazione e caserme per denunciare una politica d’asilo sempre più restrittiva, vorremmo maggiore solidarietà verso chi arriva nel nostro Paese e trova solo una sorda burocrazia e respingimenti indiscriminati». Bosia è stata condannata un mese fa (pena sospesa per due anni con la condizionale) per aver aiutato 24 eritrei che provavano ad attraversare il confine nell’estate del 2016. A partire da allora le guardie di confine elvetiche hanno schierato una mole di uomini e mezzi eccezionale per affrontare quella che tra le sonnacchiose cittadine era vissuta come «una minaccia» tanto da portare i cittadini a denunciare «persone di colore» che passavano per strada la sera, come «clandestini», con il drone che di notte sorvolava i valichi.

Uno sforzo di uomini e mezzi che ha dato i suoi frutti: a luglio, nel mese più caldo dei respingimenti con la stazione di Como trasformata in un campo profughi, i migranti hanno provato ad attraversare il varco italo-svizzero 4.834 volte e 3.406 volte sono stati respinti indietro. Con una procedura che secondo Amnesty International violava una ventina di norme nazionali ed europee tra cui il regolamento Dublino, la Convenzione europea dei diritti dell’uomo e il trattato di Schengen a cui la Svizzera aderisce anche se non fa parte dell’Unione europea.

«Gli slogan “No ai frontalieri” e “No ai migranti” hanno fatto da sfondo alle politiche aggressive degli ultimi anni ma entrambi fanno parte della nostra società e non possiamo permettere la divisione tra persone con più o meno diritti», sottolinea Giangiorgio Gargantini della sigla sindacale Unia.

Su questi temi però la Lega dei Ticinesi ha fatto la sua fortuna politica e guida saldamente da 7 anni il governo regionale del Canton Ticino. Con l’equivalente di due assessori su cinque, dettano la linea in tema di sicurezza ed immigrazione. Sono loro gli autori delle leggi che rendono più difficile l’accesso alla cittadinanza e ai visti umanitari per persone malate o per ricongiungimento famigliare.

Un anno dopo i respingimenti massicci di adulti e minorenni (che in teoria avrebbero diritto di essere accolti) la situazione si è stabilizzata grazie ai nuovi accordi tra i governi di Roma e Berna che rimane però inflessibile nel concedere l’accesso al suo territorio, soprattutto con i migranti che vogliono semplicemente transitare verso la Germania. Anche il parlamento di Lugano fa la sua parte e per continuare a respingere gli “indesiderati” è in costruzione un nuovo centro profughi con 350 posti letto.

Nel cuore della fortezza Europa c’è un bunker che non rispetta le leggi di Bruxelles né gli accordi internazionali. E proprio nei bunker costruiti durante la guerra fredda per difendersi dall’incubo dell’atomica ospita oggi i richiedenti asilo. Hamza, 33enne algerino, è uno di loro. È arrivato da 10 anni ed oggi è sceso in strada e non nasconde la sua rabbia: «Io ho moglie e figlio nati qui ma non mi concedono nessun permesso di soggiorno. Sono stato picchiato dalle guardie di confine e ho fatto 15 mesi di carcere come “sans papier”. Dietro l’apparenza di benessere e soldi non c’è nessun rispetto dei diritti umani».

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