24. Oktober 2016 · Kommentare deaktiviert für Slowenien errichtet Mauer an der Grenze zu Kroatien · Kategorien: Balkanroute, Kroatien, Slowenien · Tags:

Quelle: Messaggero

Immigrazione, la Slovenia alza il muro al confine croato

Cominciata la costruzione di barriere metalliche per isolare il Paese in caso di ripresa dei flussi lungo la rotta balcanica

di Mattia Pertoldi

UDINE. Ritornano i muri nel cuore dell’Europa. Dopo la decisione del Governo austriaco di realizzare un nuovo centro di identificazione, prima accoglienza e assistenza per i profughi a passo Monte Croce Carnico – che entrerà in funzione soltanto in caso di arrivi di massa – ieri è stata la Slovenia a cominciare la costruzione di una nuova barriera al confine con la Croazia.

Le autorità di Lubiana, infatti, temono che il peggiorare della situazione in Siria, con la tregua che regge poco e i continui bombardamenti sulle principali città del Paese, una nuova ondata di richiedenti asilo si riversi lungo quella rotta balcanica attraversata lo scorso anno da oltre un milione di persone, ma da mesi bloccata dalla presenza dei muri lungo la ex Jugoslavia e in Ungheria oltre alla firma dell’accordo sui migranti tra Unione europea e Turchia.

Il Governo di Lubiana, quindi, ha autorizzato la costruzione di una serie di barriere metalliche lungo due valichi alla frontiera con la Croazia – che ricordiamo non è ancora parte integrante dell’area Schengen – per essere pronto, nel caso di un nuovo massiccio flusso migratorio dal Medio Oriente, a chiudere i propri confini.

Stiamo parlando, in questo caso, non di valichi secondari, ma dei due più importanti e trafficati, cioè quelli di Obrezje e Gruskovje, situati rispettivamente a 32 e 81 chilometri dalla capitale croata Zagabria, e che, come ha sottolineato il sottosegretario agli Interni sloveno, Andrej Spenga, «verranno chiusi» nell’eventualità si riattivasse con forza il passaggio dei profughi attraverso la rotta balcanica.

Non è certo la prima volta, in ogni caso, che Lubiana prova a blindare i propri confini nonostante le norme comunitarie.

Riavvolgendo i nastri della memoria e portandoci al periodo compreso tra il mese di settembre di due anni fa e quello di marzo 2015, infatti, torniamo al momento in cui Lubiana autorizzò la propria polizia a posare un totale di 183 chilometri di filo spinato e altre di quelle che vennero definite come “barriere tecniche” di confine nel momento di maggiore intensità dei flussi.

Una decisione, quella presa all’epoca, che per quanto criticabile fosse, poteva essere giustificata dalle migliaia di passaggi al giorno di persone che cercavano di dirigersi verso l’Austria e, da lì, in Germania o in Scandinavia.

Ma perchè erigere nuove barriere adesso in cui il flusso è ridotto ai minimi termini? «Fanno parte – ha concluso Spegna – di un piano di protezione della popolazione locale e delle loro proprietà predisposto, come precauzione, negli scorsi mesi».

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