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La strage più grande – Ecco come è maturato il massacro di Lampedusa
a cura del Prof. Fulvio Vassallo Paleologo, Università di Palermo
Protezione della frontiera europea o protezione dei diritti fondamentali dei migranti? Perché occorre abrogare la Bossi-Fini ed i pacchetti sicurezza Maroni.
Nel mese di maggio del 2009 l’allora presidente del consiglio italiano definiva i respingimenti verso la Libia, che come documentato dai media avevano carattere di misura collettiva, e dunque vietati dalle convenzioni internazionali, un “atto di grande umanità”, aggiungendo che per chi fuggiva da guerre e persecuzioni sarebbe stato possibile, anche in Libia, „rivolgersi all’agenzia Onu per dimostrare la loro situazione e, in caso, ottenere il diritto di asilo“. Affermazioni infondate. Infatti nel giugno del 2010 l’ufficio dell’ACNUR di Tripoli,dopo mesi di vicissitudini che ne avevano ridotto al minimo l’operatività, veniva chiuso dal governo libico con accuse infamanti per i funzionari delle Nazioni Unite, ai quali in seguito veniva consentito soltanto di occuparsi delle persone già prese in carico, senza potere trattare alcun nuovo caso o visitare le centinaia di migranti, in prevalenza sub sahariani, rinchiusi nei centri di detenzione. Quei centri che in passato erano stati finanziati anche dall’Italia e che oggi la Libia vorrebbe riattivare chiedendo altro sostegno economico all’Italia ed all’Europa. Ed in Italia è proprio questa la strada seguita dal vicepremier Alfano, di rientro da Lampedusa, dopo l’ultima strage quando propone un maggior coinvolgimento dei mezzi dell’Unione Europea e una rinnovata collaborazione dei paesi di transito per “proteggere e difendere” le frontiere di Schengen.
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